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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di fornaeffe  29/08/2010  21:18:01, in Pagine di diario,  7 visite



Tornato dalle dolomiti, da tre giorni sul rifugio Fronza alle Coronelle, sul Catinaccio.

Non molto da raccontare: nuvole, sole, tramonti, mattine, montagne, turisti, troppi turisti, rocce, marmotte, corvi, una serata giocando a Uno con una coppia di tedeschi, una doccia sotto una cascata per fotografare dei fiori, un piatto di pasta al tonno e zucchine buono anche in un rifugio a 2337 metri, il maialino trentino che è finito anche nei panini...

Ma soprattutto, momenti semplici ma indimenticabili, persone grandi e indimenticabili.
Qualcosa per cui posso dire, davvero, di essere felice.
 
Di fornaeffe  09/08/2010  14:30:30, in Pagine di diario,  18 visite



Le mille curve per arrivare.

Il verde dei boschi di querce, tigli, frassini, aceri, carpini.

Le poiane che volteggiano in alto.

Michele che ti saluta saltandoti in braccio.

I sassolini che ti piovono in testa salendo le scalette di legno che portano alla cima del campanile.

Il profumo del rosmarino di fianco alla porta di casa.

Sgranchirsi i muscoli al caldo del sole del mattino.

Salutare i lupi mentre vengono accolti dai vecchi del paese.

Le notti insonni ad ascoltare i rumori del piano di sopra.

Gli stencil disegnati dall'Elena.

Pietro che ti aiuta a spostare tavoli e panche.

Cantare Mamma del Cielo sotto le stelle.

Il CdA che guida il Branco.

I lupetti che scelgono come attività migliore il torneo di pallascout organizzato dal CdA.

La Sara che impara a suonare la chitarra.

La camomilla insieme al CdA.

Cantare l'Ula Ula.

Trovare la camera in ordine, e un biglietto da parte di due folletti.

Ballare Waka waka su una sedia innaffiando i lupetti con la canna dell'acqua.

Farsi innaffiare dai lupetti.

Le torte in faccia.

Andare a prendere i lupetti dopo le B.A.

Le scenette.

Giuggiolosamente parlando.

Il latte e il miele (scaduto).

Chiedersi come saranno, un giorno, questi lupetti e queste lupette.

Le chiacchierate sul muretto incrostato di muschio e felci.

Chiudere le finestre perché se no entrano le falene.

Acchiappare le falene una ad una.

Diagnosticare la "paurosite" travestiti da sciamani di notte sotto la pioggia.

Farsi rubare il tesoro da sotto il naso.

La condensa della pioggia appena passata illuminata dal sole.

I genitori che giocano a roverino insieme ai figli.

Caricare tutto in macchina e salutare la signora del bar.

Le valli piene di fiori.

Le mille curve per tornare a casa.



Boschi e acque, venti e alberi,
saggezza, forza e cortesia:
il favore della Giungla vi accompagni.
 
Di fornaeffe  13/06/2010  23:08:11, in Pagine di diario,  39 visite
...Stretto tra il cielo e la terra, sotto gli artigli di un drago,
nelle parole che dico al vicino, questo tesoro dov'è?

...Sepolto in fondo alla storia, chissà se brilla, chissà;
sarà un segreto grande davvero, certo è nascosto, ma c'é!

E quando lo trovi spargiamolo intorno, per monti, mari, valli e città:
un tesoro nel campo, un tesoro nel cielo,
puoi costruire ciò che non c'è...


E' apparsa dalla nebbia, lentamente e maestosamente, come se stessimo uscendo dal mondo reale per entrare in quello del sogno.

La Raìs del Golfo, beccheggiando su un mare decisamente inquieto, portava i suoi cinquanta passeggeri, e i loro stomaci duramente provati dalle onde, al molo di cala Maestra dell'isola di Montecristo.

Il viaggio di due ore e mezza era, in realtà, cominciato molto prima: diciamo un paio d'anni prima, nel sottotetto della Cascina che è la sede ASA, quando nel solito gruppo di aspiranti ambientalisti si diceva "perché invece dei soliti progetti non facciamo qualcosa di figo, che non potremmo fare altrimenti, che so... Andare sull'isola di Montecristo???".

Grazie all'impegno di Mauro e della Sofia per primi, grazie ai fax, alle telefonate, all'intercessione di Viaroli, ecco che, un giorno non ben precisato di quest'inverno, un fax del Ministero dell'Ambiente annuncia che è stato concesso un permesso per 20 persone dell'associazione AISA Parma per l'accesso alla Riserva Naturale dell'isola di Montecristo.

Quindi si riparte: fax, telefonate, riunioni, liste d'attesa, barca, ostello o non ostello, treno o macchina, gente che va, gente che si aggiunge, gente che non può camminare (tipo il sottoscritto)... E il 10 giugno, alle 7.45 (orario relativo, variabile in funzione della - ancor più relativa - puntualità dei partecipanti) una improbabile compagnia fatta di ambientalisti di svariate età, un'ingegnere, una chimica e un informatico, partiva da Parma alla volta di Piombino (o meglio, di un ostello solitario abbarbicato in una valle costellata di miniere abbandonate e non, relativamente vicino a Piombino).

Non c'è stato solo Montecristo, naturalmente: prima - e dopo - c'è stato il mare e la spiaggia di Baratti, le disquisizioni su come si monta un aquilone, gli autovelox, i camerieri della sagra del fusillo che sono meglio delle cameriere del ristorante sulla spiaggia, le vecchie che ci insegnavano a ballare il liscio, l'attraversamento della giungla toscana per raggiungere la Buca delle Fate (sbagliando strada, tanto che se tre compagni non mi avessero aspettato, probabilmente ora non saprei che cos'è, la Buca delle Fate...), il vetro rotto, le ore passate a decidere cosa fare, il limoncino, l'Acqua di Alta Qualità...


Ma il centro, il cuore del viaggio era lì, a metà tra l'Italia e la Francia.

Non so se da qualche parte, nascosto in qualche anfratto del granito, sotto una delle vette di quella montagna che sbuca dal mare, si nascondono forzieri pieni d'oro, d'argento, gioielli e pietre preziose, portati dai fenici che hanno abitato per primi l'isola, o dai romani, o dai monaci guerrieri che hanno vissuto nel monastero che diventò poi un bersaglio per la Reale Marina Militare Italiana.


So che le coste e le valli dell'isola, coperte di cespugli aromatici di rosmarino, cisto, maro, erica, danno casa e cibo alle capre, alla berta minore, al cucciolo di falco pellegrino che davanti a noi inseguiva gridando i suoi genitori mentre imparava a cacciare, ai ratti, alle lepri, alle vipere, ai gabbiani, a Brina il cane dei custodi...

So che, riparato tra le braccia di Cala Maestra, un piccolo angolo di strano paradiso mediterraneo custodisce i quattro custodi dell'isola: due guardie forestali e una coppia di montanari del nord-est che hanno deciso di vivere la loro vita in un posto collegato solo una volta ogni due settimane col resto del mondo.

So che, seduti sul prato all'ombra della robinia e degli oleandri, ascoltavamo dalle labbra di Luciana quello che, in fondo, è il motivo per cui almeno diversi di noi stanno passando questi anni in cascina, e che per lei e Giorgio è la spinta che li ha portati due volte a diventare custodi dell'isola, e che è il motivo per cui Montecristo è così e deve restare così, checché ne dica l'attuale Ministro dell'Ambiente.


So che adesso dallo zaino sono venuti fuori, oltre al sacchetto degli improbabili panini al lardo e provola, alla bottiglia con ancora un po' d'Acqua di Alta Qualità, anche le parole di Luciana, i piedi per terra di Giorgio, il sorriso della Gigia, la stretta di mano di Mattia, la stanchezza di Fabio, le incazzature di Andrea, le chiacchiere con la Je, un po' di tutti i miei compagni di viaggio.


Io, penso di averlo trovato, il tesoro.


E devo ringraziare mille volte Mauro e la Sofia che sono riusciti a trovarmi un posticino sull'isola all'ultimo momento...!!!



Ecco, avevo promesso di dire la mia su Montecristo: fatto!
 
Di fornaeffe  23/04/2010  23:24:02, in Pagine di diario,  32 visite
Prologo

La prima escursione di Geologia e Territorio, alla Pietra di Bismantova, era stata accompagnata da un tempo metereologico variabile dal "nuvoloso con nebbia a tratti aperta" al "nuvoloso con nebbia e pioggia lieve".

La seconda escursione di Geologia e Territorio, tra il monte Prinzera e la val Sporzana, era stata un po' più umida e ventosa.

La terza escursione di Geologia e Territorio, in Lunigiana, era stata lievemente migliore: le nuvole che coprivano il cielo ci hanno risparmiato l'acqua per (quasi) tutta la gita.



Capitolo primo (e unico)


Mercoledì 21 aprile 2010

La quarta escursione di Geologia e Territorio, nei dintorni del monte Fuso, è prevista per venerdì 23 aprile.

Nonostante la settimana sia la più calda e soleggiata dall'inizio dell'anno, le previsioni meteo per venerdì prevedono pioggia.


Giovedì 22 aprile 2010

Le previsioni meteo per il giorno successivo danno, per qualsiasi località e orario, da "pioggia moderata" a "temporale".

Rientro a casa - sotto la pioggia - verso mezzanotte, dopo una giornata all'università, una doccia e una cena veloce, una riunione di staff, un'altra di staff gemellata e una riunione di Comunità Capi; accendo il computer con un mano (l'altra sorregge le palpebre) e cerco eventuali comunicazioni di escursione rimandata: nulla.

Mezz'ora dopo desisto dall'idea di fare lo zaino prima di andare a dormire, e carico la sveglia: "Tanto, senza dubbio sarà rimandata".


Venerdì 23 aprile 2010

Mentre il cervello finisce di separare i ricordi della giornata precedente dalle immagini di sogni inquietanti su campi di formazione per capi, riempio lo zaino con il solito set di aggeggi di più o meno dubbia utilità, e con due o tre cose trovate in frigo. Non vado a fare la spesa: "Tanto, l'escursione sarà rimandata: andrò là giusto per averne la conferma...".

Parto, sotto una pioggerella rada ma insistente, in direzione campus.



Il primo indizio è stato il pullmino dei geologi con le portiere aperte. Lì ho cominciato ad essere un po' meno sicuro dell'annullamento dell'escursione.

La certezza è stata, arrivando, sentire il prof che diceva "...adesso dobbiamo trovare tre posti, su, dove i tre gruppi si potranno andare a riparare in caso di pioggia troppo forte..."



Ci smistiamo sulle macchine secondo un criterio molto semplice, poco meno antico delle forme di vita eucariotiche: uomini da una parte, donne dall'altra.

Io, finisco nella macchina delle donne.


Non che ci sia nulla di male, naturalmente: anzi, sono importanti occasioni culturali per approfondire le proprie conoscenze sulle (dis)avventure della principessa Sissi (e sui vestiti che indossava l'attrice che la interpretava).


Arriviamo a Lagrimone (alias campo base per geologi che stanno per inzupparsi da capo a piedi), e nel frattempo il tempo meteorologico ha subito un radicale cambiamento: la "pioggia debole e insistente" è diventata "pioggia moderata che non accenna a invertire la tendenza all'aumento". Nel caso non me ne fossi reso conto, il salumiere dal quale compro un po' di focaccia e prosciutto per integrare le scarse scorte procurate dal frigo di casa mi fa notare che "è proprio una pessima giornata per un'escursione"...

Viene il momento della divisione in gruppi (secondo l'efficace tecnica del "chi mi ama mi segua!"), e dopo un intervallo di tempo non ben definito, siamo sotto una tettoia di legno a cercare di capire quanta pioggia dovremo prendere per andare a vedere i quattro contatti stratigrafici che sono il nostro obiettivo. Per chi non lo sapesse, un contatto stratigrafico è... Avete presente un panino? Ecco, il panino ha diversi contatti stratigrafici: quello tra la fetta di pane di sotto e la maionese, quello tra la maionese e l'insalata, quello tra l'insalata e il prosiutto (crudo, se vi va bene, cotto, se vi va così così, coppa se proprio andate al risparmio), e via così...
Naturalmente i contatti che dovevamo trovare non erano tra fette di panini, ma tra formazioni rocciose. Peccato che le formazioni rocciose non sono poi così facilmente distinguibili come il pane e la maionese: soprattutto se una è una arenaria marnosa grigia facilmente sbriciolabile, l'altra è una marna arenacea grigia molto facilmente sbriciolabile, l'altra ancora è una marna grigio-verde (ma con intercalazioni arenacee, ovviamente)...
Così, guidati dalla carta geologica, dai nostri sensi ma soprattutto dal fattore C, ci siamo avventurati in quell'ambiente ad alta umidità relativa (ma anche assoluta, oserei dire) raccattando pietre, scalando rive franose e infangando irrimediabilmente la povera macchina della Giorgia che ci ha scarrozzati su e giù (e a destra e a sinistra) per i monti.


Una volta sufficientemente convinti di aver individuato gli obiettivi della nostra ardua missione, ci siamo diretti al più vicino luogo di pubblico ritrovo (il bar del paese di Sasso) per interpretare i dati raccolti (copiare in bella la cartina zuppa d'acqua su cui avevamo annotato alla bell'e meglio gli affioramenti trovati) e fare conoscenza diretta degli usi e costumi del luogo (pasteggiare a the caldo e tortelli alla marmellata). E devo dire che mentre la giacca sgocciola ancora appesa alla sedia, sentire il the fumante che scende nello stomaco e pensare che tutto quello che rimane da fare è infilarsi in macchina e tornare verso il campo base, ti fa apprezzare molto gli "usi e costumi del luogo".

Il ritorno verso Lagrimone (avrà qualcosa a che fare con l'acqua??) non è stato però così semplice come credevamo.
Se all'andata ci guidava il pullmino del prof, al ritorno abbiamo prima tentato di farci guidare dalla nostra memoria (col risultato di trovarci su una strada sconosciuta in un paese sconosciuto dell'appennino), poi di farci guidare dal navigatore satellitare, che per qualche inspiegabile motivo era costantemente in disaccordo con la carta topografica.
Il risultato è che, molte curve e molti "ma non siamo mai passati di qui!" dopo, ci siamo ritrovati su una strada che di certo non portava a Lagrimone, ma aveva qualche speranza di portarci verso Parma: unanimamente, l'equipaggio ha deliberato che non era poi così necessario ricongiungersi con gli altri gruppi a Lagrimone, e le lamentele del navigatore sono state zittite impostando la nuova destinazione.

Così, cantando La Canzone del Sole stretti in macchina mentre fuori le nuvole innaffiavano allegramente la terra con un fittissimo acquazzone, si concludeva la quarta escursione di Geologia e Territorio.


Bagnata, sì. E forse, diverse altre cose sarebbero potute andare meglio.
Ma, in fondo, ho il sospetto che questa giornata e questi compagni non li dimenticherò presto.
E questa è una buona cosa.
 
Di fornaeffe  29/12/2009  23:27:26, in Pagine di diario,  69 visite
Tra un Sasso e l'altro... C'è quest'anno speciale.

E ora che si avvicina il momento di salutare questa tappa e incamminarsi su quella nuova, voglio lasciare il mio grazie per l'anno più bello di questi 22 e mezzo che ho vissuto.

E un grazie a Sasso che questo mio anno ha visto nascere, e che dopodomani dovrebbe veder concludere. Grazie alla cucina di sasso, alla neve, alla pista Sasso-Magrignano, a tutti quelli che da Sasso ci sono passati, che ci sono cresciuti, che l'hanno fatto crescere.

E anche alle montagne più belle del mondo, che l'ultima volta che le ho viste ero sulla barella di un'ambulanza sperando che l'allarme tachicardia dell'ECG smettesse di suonare... Ma grazie anche a questi momenti, che sono quelli che danno un senso alla vita!!

Alla Cascina, e a tutti quelli che ci stanno, ci studiano, ci mangiano, ci passano, ci vivono... Ai miei compagni di corso, ma non solo di corso: di camminate, di disavventure sulle Alpi Apuane, di giornate in mezzo al vento e all'acqua del Taro, di pomeriggi a cercare funghi, di viaggi di laurea.
E un grazie molto, molto speciale ai miei tre compagni di strada, alle nostre strane primavere e alla nostra laurea insieme nel più bel giorno di settembre.

E anche al Branco meraviglioso che ha cacciato quest'anno, al CdA che ora potrà dire che a Cervia c'era, alla staff migliore che ci sia: a voi che avete lasciato una traccia profonda nel cuore di Hathi. Al pane fatto dai lupetti, al Quidditch, alla cambusa con le canzoni di Tiziano Ferro, ai giochi notturni, a tutti i semi che un giorno, spero, faranno di questi lupi degli uomini e delle donne capaci di amare.

Un grazie anche al reparto, alla carraia spaccamacchine, alla Giuma e al "trans agonistico"... E anche, e soprattuto, ai ragazzi.

E quest'anno, una grande fetta del mio cuore è dedicata all'Abruzzo.
Senza dubbio a Piazza d'Armi, ad una settimana in tenda comando, tra i computer, le radio e le chiavi, ai volontari della segreteria e dell'Info Point.

Ma prima ancora, alla Pasqua a Piànola. Alla squadra che funzona, alle tende e ai container dentro al campo da calcio, alla scuola e al mercatino, e soprattutto ai bambini e ai ragazzi di Piànola. Spero che quello che abbiamo fatto in quella settimana siano semi in più per far crescere il loro futuro.
Per me, se è il tempo speso per la tua rosa che la rende così importante, una settimana è davvero tanto, tantissimo tempo.

E infine, grazie ai miei compagni di un CFM che ufficialmente è finito il 13 dicembre 2008, ma che in qualche modo continua a Bologna, Rimini, a casa della Mami e... dove vorrà il Signore che incontri di nuovo quelle persone speciali!

Grazie, anche a tutti quelli che non riesco a ringraziare in queste righe, perchè per raccontare un anno ci vorrebbe, dopotutto, un anno intero!!

Non è tutto perfetto, non è tutto come vorrei, e non sono riuscito a fare tutto quello che avrei voluto, o come avrei voluto.
Ma senza dubbio quest'anno è stato meglio dei precedenti.

Che possa essere peggio di quello che viene, per tutti!!!

Buon 2010!!!

 
Di fornaeffe  30/11/2009  22:08:48, in Pagine di diario,  87 visite


 
Il freddo, la pioggia, il vento.

Il tramonto come un fiume di luce che si infilava sotto una coperta di nuvole scendendo giù per la valtaro.

L'odore della carne grigliata sotto la bassa volta di pietra, come se fossimo cacciatori preistorici al riparo nella loro caverna.

L'entusiasmo del PR5 e di giovani capi con le idee chiare.

La forza di una Messa cantata e suonata e, finalmente, sentita vivere anche nei dettagli.

Ho portato a casa solo quattro foto da quest'uscita capi di zona, e queste piccole cose.

Ecchissene se l'assemblea è pesa, se vecchi capi hanno voglia di rompere le scatole, se tra adulti non ci parliamo più dei ragazzi, se in appena 24 ore non c'è stato il tempo di conoscere neanche una parte di quelli che avrei voluto conoscere.

Sono contento, e vorrei davvero che non ci dimenticassimo che abbiamo bisogno di gioia come i ragazzi.
 
Di fornaeffe  18/10/2009  22:33:27, in Pagine di diario,  157 visite


- Hai-mai, fratelli miei - gridò Mowgli, alzando le braccia al cielo con un singhiozzo. - Io non so più cosa io sia! Non vorrei andarmene, ma ambedue i piedi mi trascinano. Come lascerò queste notti?

- No, guarda su, Fratellino, - ripeté Baloo. - Non c'è da vergognarsi di questa caccia. Quando il miele è mangiato, noi abbandoniamo l'alveare vuoto.

- Quando è mutata la pelle non possiamo rientrarci di nuovo. E' la Legge - disse Kaa.

- Ascoltami, mio prediletto, - disse Baloo - Qui non c'è né parola né volontà che possa trattenerti. Guarda su! Chi può chieder ragioni al Signore della Giungla? Io t'ho visto giocare fra quei sassolini bianchi, quando tu eri un piccolo ranocchio e Bagheera, che ti riscattò per il prezzo d'un giovane toro ucciso allora, ti vide pure. Noi due soli rimaniamo di quelli che assistettero al tuo Esame; poiché Raksha, la tua madre di tana, è morta come pure tuo padre di tana. I vecchi lupi del Branco sono morti da un pezzo; tu sai dove andò Shere Khan, e Akela morì fra i dholes, dove se non fosse stata la tua sapienza e la tua forza anche il Secondo Branco di Seeonee sarebbe morto. Non ci restano che vecchie ossa. Non è più il Cucciolo d'Uomo che chiede il permesso al Branco, ma il Signore della Giungla che muta la sua strada. Chi può chiedere ragione all'Uomo di quel che fa?

- Ma Bagheera ed il Toro che mi riscattarono, - disse Mowgli - Io non vorrei...

Le sue parole furono interrotte da un ruggito e da uno schianto nella boscaglia di sotto, e Bagheera apparve agile, forte e terribile come sempre.

- Proprio per questo - disse, allungando una zampa gocciolante - non sono venuto. E' stata una caccia lunga, ma esso giace morto tra i cespugli; un toro di due anni, il Toro che ti riscatta, Fratellino. Tutti i debiti sono pagati adesso. In quanto al resto, la mia parola è quella di Baloo. - E leccò un piede di Mowgli. - Ricordati che Bagheera ti ha amato, - esclamò e balzò via. Ai piedi della collina gridò ancora forte e a lungo: - Buona caccia sulla nuova traccia, o Signore della Giungla! Ricordati che Bagheera ti ha voluto bene.

- Hai udito? - disse Baloo. - Non c'è altro. Va' ora, ma prima vieni da me, piccolo Ranocchio giudizioso, vieni da me.

- E' doloroso mutare la pelle, - disse Kaa mentre Mowgli singhiozzava e singhiozzava con la testa sulla spalla dell'orso cieco e le braccia intorno al suo collo, mentre Baloo cercava debolmente di leccargli i piedi.

- Le stelle si fanno più rade, - disse Fratel Bigio, fiutando il vento dell'alba. - Dove faremo la nostra tana oggi? Perché d'ora in poi seguiremo nuove tracce.

Boschi e acque, venti e alberi,
Saggezza, Forza e Cortesia:
il Favore della Giungla vi accompagni.




La penna si posa a scrivere il titolo di nuovo capitolo, sulle ruvide pagine del Libro della Storia.

E se le singole gocce d'inchiostro si spargono e schizzano lungo la traccia delle lettere, che si avvolge su se stessa, si piega, si interrompe e riprende, come un labirinto maya lo si capisce dall'alto.

E questa pagina che si chiude mi piace, mi piace davvero. Mi lascia con due lacrime ai bordi degli occhi.

Prego Lui che sfoglia questo libro, che queste persone non si dimentichino quanto valgono - perché valgono tanto, tantissimo -, e sappiano far fiorire quella storia meravigliosa che stanno scrivendo.
 
Di fornaeffe  29/09/2009  23:59:00, in Pagine di diario,  85 visite


Ha dello straordinario, questo mondo.

Nel modo in cui ti sa stupire, nel modo in cui ti lega agli altri.

C'è un pizzico di divino nel sole di oggi, c'è un pizzico di eternità in certi abbracci.

Ho una voglia immensa di amare questo mondo meraviglioso, e soprattutto queste persone meravigliose.

Sono ricco di tutti i pezzi di cuore che mi sono stati dati, simbolicamente e concretamente. Sono ricco di tutte le persone che mi hanno voluto bene, e anche di quelle che non l'hanno fatto, credo.

E domani, è una nuova canzone.
 
Di fornaeffe  24/09/2009  22:42:55, in Pagine di diario,  128 visite

Ho il sospetto che ad andare per funghi, con il naso sempre verso terra, ci siamo persi qualcosa di quei posti.
Forse, come dice la Sofia, è più bello prendere la cosa sul naturalistico, e non interessarsi solo a quello che si potrebbe mangiare.

Sicuramente ci siamo persi i panorami, eccetto quel breve, magnifico scorcio delle pareti a picco sul Baganza camminando su un costone bianco di roccia.
Poi, solo ora mi rendo conto di aver attraversato, così vicini tra loro, un bosco di pini, senza dubbio tutti piantati, il secco bosco di carpini che fa tanto appennino - ma fa pochi funghi -, un angolo di fredda e umida faggeta, e un querceto come non ne vedevo da un bel po'.

Anche se, alla fine, resto sempre e comunque del parere che la cosa più bella di andare in giro, sono i compagni di strada.



 
Di fornaeffe  12/09/2009  10:42:26, in Pagine di diario,  157 visite
 
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